Università della Calabria, a lezione di pedagogia con Gerardo Sacco

“Credete nei vostri sogni e nelle vostre capacità”, così il maestro orafo crotonese esorta gli studenti del corso di Pedagogia della comunicazione dell’Università della Calabria tenuto da Mario Caligiuri

Una vita che, da sola, è uno straordinario esempio educativo; e, a raccontarla, un libro che è un formidabile strumento pedagogico. Quando Gerardo Sacco racconta la sua storia il tempo si ferma. Ogni volta. Ed è accaduto anche nel recentissimo incontro con gli studenti del corso di Pedagogia della comunicazione dell’Università della Calabria, tenuto da Mario Caligiuri. Agli studenti, che hanno praticamente bevuto le sue parole, il maestro orafo crotonese ha raccomandato di seguire l’istinto, le inclinazioni personali, senza paura.

Attraverso gli episodi della sua vita – narrati da Francesco Kostner nel libro “Sono nessuno! Il mio lungo viaggio tra vita e arte” – Sacco ha lasciato nei giovani universitari una traccia profonda, la stessa che lascia ogni volta che incontra i ragazzi,  anche quelli di mezza Europa. Perché è l’esempio che fa la differenza, e i ragazzi lo percepiscono sempre. Non le parole, non le opinioni cui magari poi non si da’ seguito, ma l’esempio concreto, l’agire quotidiano. E quella di Gerardo Sacco è stata “una splendida vita in salita”.

Partendo da condizioni umilissime, ha saputo costruirsi quella che in tanti definiscono una favola, ma che è il frutto di un lavoro durissimo, di valori profondi. È grazie a questi che la “favola” ha preso corpo: l’etica del lavoro, la caparbietà nel perseguire i propri obiettivi nella propria terra, il coraggio di seguire l’istinto, la creatività, anche quando magari sarebbe stato più semplice lasciar perdere e fare altro.

Ecco perché – ha detto ai ragazzi – bisogna seguire i propri talenti e i propri sogni, perché le imposizioni non portano da nessuna parte. Fare il lavoro che piace, che appassiona, che si è scelto, aiuta a vivere bene, e ad alimentare una visione della vita sempre positiva anche nei momenti più bui. Aiuta a non abbattersi, ad essere più forti, a cogliere gli stimoli positivi che ti arrivano dall’esterno. Uno dei messaggi che pochi giorni prima – in un momento di intensa emotività collettiva – il maestro aveva condiviso con alcuni detenuti dell’Istituto penitenziario di Siano. Gli stessi che per ringraziarlo gli hanno donato una collana di pietre ispirata alla prima opera realizzata dal Maestro a dodici anni.

Citando Franco Zeffirelli – col quale ha più volte collaborato realizzando gioielli famosi in tutto il mondo – ha ricordato agli studenti che “quando un minatore trova una pepita è la pepita che si è fatta riconoscere”; e li ha invitati a credere nelle proprie capacità, “perché se uno ha un prodotto che vale, verrà certamente riconosciuto”. Li ha esortati a rispettare le regole, a non piegarsi alle minacce della criminalità, a non avere paura e a non pensare mai di gettare la spugna.

“Se non avessi amato il calcio – ha concluso – sarei diventato barbiere, se non fossi stato gracile di costituzione, sarei diventato muratore. Invece, seguendo il mio istinto e le mie capacità sono diventato un artigiano orafo noto, malgrado me, in tutto il mondo”. E ambasciatore nel mondo della Calabria, della sua Crotone, della bellezza della nostra terra e di valori profondi e universali.